Pieno all'inverosimile, anche a dimostrazione del fatto che comunque sono tantissimi gli estimatori dell'arte e della cultura, a dispetto delle statistiche che mirano a farci credere che ci sia un calo di interesse negli approcci culturali, lo Spazio Tadini ha ospitato ieri 4 dicembre 2006 una manifestazione culturale durante la quale sono stati presentati due libri editi da Iuculano editore. Molti gli ospiti di riguardo. Un nome fra tutti: Lella Costa.
Il primo libro presentato è un romanzo breve di Paolo Federici, "La nave dei sogni". E' il racconto parallelo delle esperienze di navigazione del protagonista, negli anni Settanta, e della sua ricerca, nel presente, di un personaggio che aveva conosciuto allora, in una sorta di bizzarro viaggio del tempo che quest'ultimo ha effettuato. Il testo vive quindi quasi fino in fondo questa sua duplice natura, di rievocazione memorialistica divertita e partecipe da un lato, e di storia a carattere fantascientifico dall'altro, fino a saldare i suoi momenti ispirativi in un finale efficace, che può costituire una versione addolcita, malinconica e non tragica, dei tanti film della trilogia di "Ritorno al futuro". Si tratta certamente di una scommessa narrativa coraggiosa. Ai lettori l'ardua sentenza!
Il secondo libro che ha concluso la serata ed ha visto la partecipazione straordinaria di Lella Costa è "Giovani a Cento" di F. Marsella Guindani, B. Venturini-Guerrini Poggio. E' una raccolta di conversazioni con persone di culture e classi sociali diverse che si avviano verso il secolo di vita e sono indipendenti. Intercalate con le conversazioni, le fotografie di Gabriela Noris imprimono al testo un respiro di eternità ed aiutano ad universalizzare i messaggi che si leggono nei dialoghi tra le autrici e gli interlocutori. Con l'incisività del dialogo, della parola e dell'immagine Giovani a Cento incoraggia a vedere gli anziani come una risorsa, come una fonte di saggezza a cui abbeverarsi, non come un onere. Scrive nella prefazione Silvia Vegetti Finzi: “Il punto focale del libro non è costituito da coloro che narrano di sé come se fossero soli al mondo ma piuttosto dal dialogo che si stabilisce con chi li ascolta… Entrambi i soggetti del colloquio non intervengono per il loro avere, fare o sapere, ma per quello che sono: per il loro essere nel mondo, per la qualità della loro anima direi”. Il libro si legge tutto di un fiato e può essere di grande interesse per i giovani, per le generazioni che si trovano a confronto con genitori sempre piu' anziani, per gli studiosi della terza età, per gli insegnanti, per coloro che lavorano nel campo sempre piu' ampio della geriatria sia da un punto di vista medico che sociologico e psicologico, ed infine per tutti coloro che sono aperti a lasciarsi ispirare dalle generazioni precedenti e che fanno tesoro della saggezza della storia. |