L'evolversi delle comunita' virtuali, nonche' l'esplosione delle interazioni su Internet, necessitano di ulteriore considerazione dal punto di vista degli atti comunicativi. In particolare, questa nuova forma di giornalismo che si sta evidenziando in rete, non puo' ignorare le dinamiche processuali che scaturiscono dalla comunicazione virtuale.
Gli aspetti sociali del cyberspazio si concentrano soprattutto attorno al fenomeno delle comunità virtuali. Una possibile definizione di comunità virtuale è che si tratta di nuclei sociali che nascono nella rete quando persone partecipano costantemente a dibattiti e intessono relazioni interpersonali nel cyberspazio.
La comunicazione tra i membri di una comunità virtuale è solitamente di tipo verbale. Questo vuol dire che, se l'unico codice per trasmettere messaggi è la lingua scritta, ad essa deve essere affidata la rappresentazione anche dei significati che in una normale conversazione sarebbero veicolati da altre forme di espressione. Vengono a mancare le informazioni che ognuno deriva dalle espressioni facciali, dai tratti sovrasegmentali della voce, dal linguaggio corporeo e dall'ambiente fisico che fa da contesto al messaggio verbale stesso. Il "dialogo elettronico" deve quindi essere arricchito di particolari accorgimenti che permettono di ricostruire, solo parzialmente, il contesto fisico e sociale assente.
L'esempio più classico è rappresentato dalle emoticons, simboli convenzionali usati per esprimere emozioni o atti non verbali, inerenti la conversazione, che non possono essere espressi attraverso la scrittura.
Ciò che è realmente interessante da notare nelle interazioni in ambienti virtuali è la particolare commistione di oralità e scrittura. L'oralità della conversazione è legata alla rapidità dell'interazione virtuale che l'avvicina molto alle interazioni faccia a faccia. La scrittura è legata invece al tipo di mezzo utilizzato per l'interazione. Ciò che ne risulta è un tipo di comunicazione a metà fra oralità e scrittura.
Un secondo tipo di strategia comunicativa è rappresentato dall'uso di acronimi e abbreviazioni. In questo modo si cerca di ridurre al minimo il tempo di battitura della frase sulla tastiera del computer, che rappresenta uno dei problemi maggiori nello scambio comunicativo. Se infatti consideriamo nullo il tempo di trasmissione del messaggio, l'unico fattore che può introdurre un rallentamento nell'interazione è la velocità con cui il messaggio viene digitato sulla tastiera. Anche per questo, in molti casi, si dividono in più parti le frasi molto lunghe. In tal modo, anche se le informazioni che riceve il destinatario sono incomplete, l'interazione mantiene comunque un ritmo molto più simile ad una interazione faccia a faccia. In base alle lingue usate per l'interazione, gli acronimi e le abbreviazioni cambiano.
In ambedue i casi si possono comunque notare alcune differenze nell'utilizzo di queste strategie comunicative nelle varie comunità virtuali, tanto che, a parità di lingua utilizzata per l'interazione, spesso può risultare difficile per un individuo esterno alla comunità comprendere a fondo il senso del discorso.
Potrei affermare che le comunità virtuali tendono a creare, come quelle reali, una propria lingua che le differenzia e le isola dalle altre comunità.
Se a ciò si aggiunge che, nella maggior parte dei casi, gli appartenenti ad una comunità costruiscono l'interazione sulla base di informazioni “implicite”, si può dedurre che, almeno nei primi tempi, la struttura sociale di una comunità può apparire molto chiusa per un nuovo individuo che ne viene a contatto.
Oltre alle emoticons vi è un altro modo di esprimere informazioni non verbali in un ambiente virtuale: il comando emote (o azione). Attraverso tale comando è possibile sia dare maggiori informazioni sulla comunicazione verbale in atto, che informare di azioni svolte all'interno dell'ambiente virtuale.
Gli argomenti sin qui esposti hanno delineato l'importante ruolo comunicativo ed interattivo della comunicazione verbale in una comunita' virtuale di apprendimento, ed inoltre un meccanismo attraverso il quale gli ambienti virtuali, istituendo luoghi “virtuali” di socializzazione alternativi ai tradizionali luoghi fisici e codificando linguaggi specifici di comunicazione alternativi ai mezzi di comunicazioni orali e scritti usati nelle società “reali”, non influiscono tanto sul cambiamento sociale nelle società “reali”, ma danno vita a nuove comunità “virtuali” che si muovono parallelamente alle comunità “reali”.
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Articolo di Nicola Amato
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