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Media

Tv e cambiamenti sociali
Come cambiano gli utenti

di Nicola Amato

16/11/2007


Quando parliamo dei media, o meglio ancora dei mass media, ci riferiamo ai mezzi di comunicazione di massa, ossia, a quegli strumenti attraverso i quali è possibile trasferire informazioni verso una pluralità di destinatari indistinti. Ci riferiamo nello specifico alla stampa, cinema, radio, televisione, ma può essere considerato un medium anche il telefono o un semplice pezzo di carta su cui vi sia scritto un messaggio.
Nello specifico, la televisione, nata come un medium analogico, e quindi con un tipo di comunicazione uni-direzionale del tipo uno-a-molti, grazie allo sviluppo esponenziale delle tecnologie della comunicazione, è stata inglobata nei nuovi media, con la conseguenza che è stata sostanzialmente modificata la sua essenza di agente comunicativo. La TV, in pratica, si è trasformata in elemento comunicativo bi-direzionale. Questo vuol dire che la televisione espleta le funzioni sia di emittente sia di ricevente la comunicazione, grazie proprio alle straordinarie possibilità di interazione con l'utenza che la digitalizzazione di ogni medium consente.
Ma quali sono i cambiamenti sociali che la TV ha apportato nei confronti dei suoi utenti?
La nascita della televisione ha dato sicuramente un grosso impulso ai fenomeni di socializzazione dei mass media.  Quando si affacciò nelle case degli italiani, era il 1954, nel giro di qualche anno si poté assistere ad una vera e propria massificazione televisiva, la quale apportò subito dei cambiamenti sociali e culturali nei suoi utenti. A tal proposito, Pier Paolo Pasolini narra che iniziò ad accorgersi che tutti i giovani di borgata avevano iniziato a vestire, comportarsi e pensare in modo analogo. Se prima di allora si poteva distinguere un proletario da un borghese, oppure un comunista da un fascista, già agli inizi degli anni Settanta non era più possibile in quanto l'omologazione sociale in Italia si stava allargando a macchia d'olio.
La televisione dunque, sin dai suoi esordi, ha sempre rappresentato un fattore molto importante di socializzazione andando ad adoperarsi come aggregante, o come preferiscono dire alcuni esperti di comunicazione, aggregatore sociale. Infatti, sia agli albori della TV quando aveva il potere di riunire una folta schiera di persone e tenerle incollate davanti agli schermi, sia oggi che rappresenta il collante sociale delle famiglie le quali si trovano sedute a tavola a discernere dei vari argomenti proposti sullo schermo in quel momento, la televisione rappresenta indubbiamente un potente mezzo di socializzazione e di condivisione culturale.
Nel corso degli anni è stata prodotta una vasta quantità di studi e ricerche sugli effetti causati dai media, e ancora oggi gli esperti si dividono, secondo una famosa definizione del semiologo Umberto Eco, fra “apocalittici” e “integrati”.  I primi ritengono che la tendenza dei media sia quella di andare incontro al gusto medio evitando l'originalità. In questo modo si paleserebbe una sorta di omologazione culturale, concetto tra l'altro che era già stato espresso dal sociologo McLuhan quando parlava di villaggio globale dove non esistono più differenziazioni culturali, che porterebbe il pubblico ad essere inconscio di sé come gruppo sociale, subendo quindi tale cultura. Gli integrati, invece, sono propensi piuttosto a considerare gli esiti positivi e controllabili della socializzazione tramite i media.
Non possiamo allora esimerci dall'asserire che i media, televisione inclusa, nel bene o nel male devono essere visti come agenti di socializzazione. 
Come sappiamo, la socializzazione corrisponde all'apprendimento da parte dei membri di una collettività, di valori, norme, e modelli culturali. Essi non vengono solo conosciuti, ma anche interiorizzati e, per così dire, metabolizzati, così che vi è una sorta di conformazione della maggior parte dei desideri, delle aspettative e dei bisogni, che fanno sì che gli individui percepiscano come naturale adottare certe scelte piuttosto che altre.
Un tempo, i due tradizionali agenti di socializzazione erano la famiglia e la scuola, oltre che al gruppo dei pari. Oggi, però, non possiamo ignorare il ruolo e l'importanza sempre maggiore che riveste la televisione nella socializzazione di tutte le generazioni. Ciò risulta valido sia che dipenda da strategie intenzionali, per cui, ad esempio, esistono programmi televisivi educativi o informativi, sia da effetti indiretti, come la socializzazione ai consumi che scaturisce dalla pubblicità.
Il ruolo della televisione, quindi, è senza dubbio strettamente correlato ai fattori di socializzazione, costituendo così parte diligente del nostro tessuto sociale. Nonostante ciò, c'è chi, spesso giustamente, asserisce che la televisione rappresenta un ostacolo comunicativo che agisce negativamente sulle interazioni sociali. Ad onor del vero, c'è da dire però che il valore di quest'ultima asserzione dipende, come per tutte le cose, anche le migliori, dall'uso che se ne fa della TV. Tutti gli strumenti comunicativi, infatti, necessitano di un uso razionale, e a maggior ragione il mezzo televisivo, vista l'importanza che riveste a livello sociale. Sarebbe opportuno, quindi, che i produttori televisivi e gli investitori pubblicitari, in maniera sinergica, si orientino maggiormente verso una TV intelligente e culturale, anche se il prezzo da pagare per rinunciare al trash-TV a cui molto spesso assistiamo è molto alto in termini economici e di audience.

 

 

(Articolo orgininale reperibile sulla rivista http://www.cultumedia.it)

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Articolo di Nicola Amato
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