il comunicare

portale informativo sulla comunicazione a cura di Nicola Amato

 
 

 

 

Il mestiere di scrivere


di Nicola Amato
(Articolo originale pubblicato su www.cultumedia.it)


Scrivere è un mestiere non semplice al giorno d'oggi, sebbene non lo sia mai stato. E' un compito arduo, non solo per la vastità dei contenuti che possono essere espressi per rappresentare la realtà, ma, soprattutto, per la complessità che circonda l'atto comunicativo della scrittura. Lo scrivere, quindi, racchiude in sé delle dinamiche comunicative molto complesse ed elaborate, ancora di più della già complicata comunicazione orale.

Perché questo?

Mentre nell'esposizione orale le varie funzioni comunicative che servono a rafforzare e dare enfasi ai concetti espressi possono essere espletate attraverso, per esempio, gli atti prossemici, la mimica facciale o la gestualità, nella scrittura tutte le sensazioni e le emozioni che si vogliono trasmettere devono necessariamente essere espresse solo ed esclusivamente attraverso l'atto della scrittura, le cui sole parole scritte devono essere in grado di perpetrare una comunicazione completa ed efficace.

Ecco allora che, soffermandoci ancora sulle funzioni comunicative secondo il modello elementare della comunicazione del semiologo russo Roman Jakobson, vediamo che, prendendone una delle sei come esempio, la funzione espressiva, che comunica lo stato emotivo del mittente, quale può essere noia, fastidio, sofferenza, caldo, nervosismo, irascibilità, gioia, etc, ove svolta attraverso atti comunicativi sincroni e del tipo “faccia a faccia”, viene assolta attraverso gli atti prossemici attraverso i quali il mittente gestisce lo spazio tra sé e il suo interlocutore, oppure tramite il tono di voce ed il suo volume, o ancora attraverso la mimica facciale e la gestualità. Quando invece ci troviamo di fronte ad un tipo di comunicazione asincrono, quale per esempio un articolo giornalistico, la funzione espressiva viene assolta tramite i linguaggi non verbali della comunicazione, ovvero, attraverso il tipo di scrittura, l'uso delle maiuscole per significare che si sta urlando, l'utilizzo eventuale degli emoticon, la punteggiatura per evidenziarne le pause, e così via.

Se tutto questo potrebbe essere attuabile quando si ha sufficiente spazio per scrivere, pensiamo ad un libro, la questione si complica ancora di più se il mestiere di scrivere, nello specifico quello del giornalista, porta a dover esprimere i concetti e tutte le sensazioni racchiusi nell'essenziale di sole dieci righe, oppure il necessario in venti, meglio se cinquanta in quanto si può entrare nei dettagli. Insomma, scrivere è un mestiere che molto spesso invoca la propria capacità di sintesi. E lo sapeva molto bene Giosuè Carducci che, rivolgendosi ai giovani liceali che dovevano sostenere l'esame scritto per l'ammissione all'università di Bologna nel lontano 1873, li esortava in questo modo:
“Ordine, chiarezza, semplicità! Non mi facciano un trattato d'estetica” .

L'avvertenza vale ancora oggi per chiunque organizzi e scriva un testo destinato alla lettura e alla comprensione di qualsiasi lettore interessato a un determinato argomento.

In definitiva, il mestiere di scrivere è indubbiamente l'atto comunicativo più complesso da realizzare e il più ostico per il raggiungimento dell'efficacia comunicativa e, quindi, della persuasione. La modifica comportamentale del ricevente della comunicazione, infatti, obiettivo primario di una comunicazione efficace, diventa molto difficile da raggiungere quando perpetrata attraverso la scrittura, proprio per via della complessità attuativa di questo atto comunicativo. E' necessario dunque che, chi fa dello scrivere il proprio mestiere, metta in campo tutta le proprie peculiarità comunicative cercando di migliorare ed affinare sempre di più i suoi elementi sostanziali.

 

 

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Articolo di Nicola Amato
direzione@ilcomunicare.it
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