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portale informativo sulla comunicazione a cura di Nicola Amato

 
 

 

 

Vecchi e nuovi media

di Nicola Amato



Quando parliamo dei media, o meglio ancora dei mass media, ci riferiamo ai mezzi di comunicazione di massa, ovvero a quegli strumenti attraverso i quali è possibile trasferire informazioni verso una pluralità di destinatari indistinti. Ci riferiamo nello specifico alla stampa, cinema, radio, televisione, ma può essere considerato un medium anche il telefono o un semplice pezzo di carta su cui vi sia scritto un messaggio.
Sebbene questi media, definiti vecchi media o media analogici, non siano da considerare strumenti di comunicazione nel senso puro del termine, come del resto abbiamo visto nel capitolo precedente, volendo però forzare la mano potremmo definirla comunicazione del tipo uno-a-molti e quindi unidirezionale, anche se, in molti casi, è possibile che il ricevente della comunicazione abbia la possibilità di effettuare un feedback, attraverso per esempio una lettera di commento ad un articolo di un giornale. In quest'ultimo caso ci troveremmo di fronte alla comunicazione vera e propria del tipo bi-direzionale, ovvero, il mittente ed il destinatario interagiscono tra loro ed entrambi ricoprono le vesti sia di emittente che di ricevente la comunicazione, come succede per i nuovi media e soprattutto come avviene attraverso la comunicazione multimediale di Internet.
L'avvento del Web, infatti, ha segnato l'inizio di un'era in cui ogni individuo ha la possibilità di esporre il proprio pensiero, divulgare informazioni e comunicare, interagire con i mass media.

A proposito della partecipazione dell'individuo all'attività comunicativa dei media, è molto interessante la distinzione che il sociologo canadese Marshall McLuhan effettua dei media suddividendoli in “caldi” e “freddi”. Secondo lo studioso, esiste un principio che distingue un medium caldo come la radio o il cinema da un medium freddo come il telefono o la televisione. Partendo dal principio che un medium non è altro che l'estensione dei nostri sensi, come se fosse una parte allungata di noi stessi, è da considerarsi caldo quel medium che estende un unico senso fino ad un'alta definizione, ossia fino a quando si è abbondantemente colmi di dati. Per esempio, dal punto di vista visivo, una fotografia è un fattore di alta definizione, mentre un fotogramma di un cartone animato comporta una bassa definizione in quanto contiene una quantità limitata di informazioni visive.
Altro esempio è il telefono, che è da considerarsi un medium freddo in quanto attraverso l'orecchio si riceve una scarsa quantità e qualità di informazioni. La naturale conseguenza di questo principio è che la distinzione tra media caldi e media freddi si traduce in termini di partecipazione dell'individuo alle attività comunicative dei media stessi.
I media caldi, pertanto, fornendo dati in abbondanza, non lasciano molto spazio al pubblico il quale partecipa di solito in forma passiva. Al contrario, i media freddi, proprio per il fatto di non fornire molte informazioni dal punto di vista visivo o uditivo, implicano un alto grado di partecipazione e completamento da parte del pubblico.
E' naturale quindi, come osserva McLuhan, che un medium caldo come la radio abbia sull'utente effetti molto diversi da quelli di un medium freddo come il telefono; lo stesso si può dire di una conferenza la quale implica meno partecipazione di un seminario, o di un libro meno di un dialogo.

I media analogici

Il primo strumento di comunicazione di massa e di interazione dell'uomo all'interno di una comunità, in epoca preistorica, è stato indubbiamente il suo stesso corpo in grado di esprimersi attraverso gesti e suoni. La pietra poi, con cui lo stesso uomo disegnava i graffiti, può essere considerata il suo primo medium esterno.
Successivamente, la tradizione orale delle conoscenze tramandate di padre in figlio avviò un processo evolutivo che portò a definire come media fondamentali tre principali veicoli d'informazione: il testo scritto, le immagini, i suoni.
E' interessante notare come questi tre media, nel corso evolutivo della storia, siano rimasti sempre attuali e invariati dal punto di vista concettuale. Infatti, se consideriamo il testo scritto, l'uomo ha sempre acquisito le sue conoscenze e gestito la comunicazione proprio attraverso i testi scritti; pensiamo ai papiri antichi, oppure ai vecchi codici medioevali, ai testi stampati, sino ad arrivare ai nostri libri. Stesso discorso vale per le immagini, dai primi graffiti sino alla fotografia moderna, che hanno sempre rappresentato una forma di trasmissione di informazioni proprio attraverso la loro iconicità ed il valore semantico a loro attribuito. I suoni infine, memorizzati sullo spartito mediante uno specifico linguaggio, oggi sono registrabili su supporti sia magnetici sia ottici e la loro funzione comunicativa resta intatta.

Per arrivare però a parlare di comunicazione di massa come la intendiamo oggi, bisogna arrivare nel periodo tra il XIX e il XX secolo dove lo sviluppo e l'espansione capillare dei mass media, un po' come è successo per la comunicazione in genere, hanno seguito di pari passo il progresso scientifico e tecnologico. I media infatti, oltre ad essere mezzi per veicolare le informazioni, sono anche oggetti tecnologici con i quali l'utente può interagire. In pratica, la spinta della tecnologia consentì la riproduzione di materiali informativi in gran quantità e a basso costo. Le tecnologie di riproduzione fisica, come la stampa, l'incisione di dischi musicali e la riproduzione di pellicole cinematografiche, consentirono la riproduzione di libri, giornali e film a basso prezzo e destinati ad un ampio pubblico. Per la prima volta la televisione e la radio consentirono la riproduzione elettronica di informazione. Tutto ciò perchè, alle origini, i mass media erano basati su quella che era definita “l'economia della replicazione lineare”, modello economico valido tutt'oggi, che dice che un'opera procura denaro in modo proporzionale al numero di copie vendute, ossia, al crescere del volume di produzione i costi unitari decrescono, incrementando ulteriormente i margini di profitto. Sulla base di questo principio e sull'onda dell'evoluzione tecnologica, i mass media furono i fautori di grandi successi e fortune degli imprenditori dell'epoca.

Ma i vecchi media non sono solo stati legati ad economie di mercato, ma hanno avuto anche implicazioni di tipo politico. Nel corso del tempo, infatti, si è diffusa l'idea, più che legittima, che in una società democratica, affinché la democrazia possa dirsi completa, debbano essere presenti dei mezzi di informazione indipendenti in grado di tenere informati i cittadini su argomenti riguardanti lo Stato e su tutto ciò che lo riguarda. Secondo quest'ottica, nell'ambito del principio fondante delle democrazie liberali, ovvero la separazione dei poteri, oltre all'esecutivo, al giuridico e al legislativo, il ruolo dei media come fonti di informazione per i cittadini andrebbe considerato come un “quarto potere” da rendere autonomo rispetto agli altri. Per questi motivi alcuni credono che il più grande rischio per la democrazia sia la concentrazione della proprietà dei media. In particolare, al giorno d'oggi, sono le televisioni la principale fonte informativa, perché solo una ridotta minoranza di persone legge libri e giornali e solo da poco si sta assistendo al boom del web come fonte di informazioni, sebbene permanga il problema dell'attendibilità delle fonti Internet. Quindi alle TV va posta particolare attenzione. Alcuni paesi, come la Spagna nel 2005, hanno avviato riforme rivolte a rendere indipendenti le televisioni pubbliche dai controlli politici, mentre altri, come l'Italia, hanno una TV pubblica che è fortemente condizionata dalle maggioranze politiche che di volta in volta si affermano alle elezioni; per non parlare poi di quelle private. Ma non è questa la sede adatta per disquisire dei rapporti politica-televisione.


I media digitali

Quando parliamo di media digitali ci riferiamo a quei mezzi di comunicazione di massa che si sono sviluppati posteriormente alla nascita dell'informatica e, comunque, in correlazione ad essa. Essendo ormai radicato l'uso del termine "medium" come singolare della parola “media” per indicare i mezzi di comunicazione di massa, tali strumenti digitali vengono definiti “nuovi media” nella misura in cui vengono usati come mezzi di comunicazione di massa, del tipo uno-a-molti o comunque su larga scala. L'interattività offerta dalle applicazioni Web consente una tipologia di comunicazione propria degli stessi nuovi media, ovvero, oltre alle interazioni del tipo uno-a-uno e uno-a-molti, consente addirittura un tipo di comunicazione molti-a-molti. La comunicazione digitale permette infatti una simultaneità intercognitiva delle esperienze collettive.

Quando parliamo dunque di nuovi media ci riferiamo sostanzialmente a Internet, ai siti Web, ai computer multimediali, videogiochi, CD-ROM, DVD, la realtà virtuale. Ma ci riferiamo anche, per esempio, a quei programmi televisivi realizzati con tecnica digitale ed editati sulle workstation, oppure a quei film che utilizzano l'animazione tridimensionale e la composizione digitale. Sono inoltre da considerare nuovi media le fotografie digitali, i file sonori e tutti quei media analogici, in definitiva, che sono stati soggetti a conversione digitale.


Differenze tra vecchi e nuovi media

Una volta approfondito i concetti più comuni di entrambi i media, possiamo trarne le conclusioni inerenti le loro differenze. Sarà altresì un'occasione per riepilogare quanto detto sinora a proposito dell'essenza strutturale dei vecchi e nuovi media.

•  I nuovi media non sono altro che i media analogici convertiti in forma digitale. Diversamente dal medium analogico, che è continuo, il medium a codifica digitale è discreto, o discontinuo.

•  Tutti i media digitali hanno in comune lo stesso codice digitale. Ciò consente di riprodurre vari tipi di media usando una sola macchina, il computer, che funge da lettore multimediale.

•  I nuovi media consentono l'accesso RANDOM ai dati, diversamente dai media analogici, quali per esempio le videocassette, che immagazzinano i dati in forma sequenziale per cui la lettura degli stessi deve essere fatta necessariamente in maniera sequenziale, e quindi più lenta nella ricerca dei dati.

•  La digitalizzazione dei dati comporta, a volte, una inevitabile perdita di dati, soprattutto a seguito di compressione dei dati stessi.

•  A differenza dei media analogici, con i quali ogni copia successiva presenta una qualità inferiore, pensiamo alla scarsa qualità di un film dopo che è stato copiato per l'ennesima volta dalla videocassetta originale, i media digitali si possono copiare all'infinito senza alcuna perdita qualitativa.

•  Uno dei pregi maggiori della digitalizzazione dei media è che li rende interattivi. Diversamente dai vecchi media, in cui l'ordine di rappresentazione è fisso, oggi l'utente può interagire con un oggetto mediale scegliendo gli elementi da visualizzare, i percorsi da seguire, generare output personalizzati, diventando così, in qualche modo, coautore dell'opera.

 

 

 

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NOTE BIBLIOGRAFICHE

  - McLuhan M., Gli strumenti del comunicare , il Saggiatore, Milano,1987.
- Livraghi G., Cenni di storia dei sistemi di informazione e di comunicazione in Italia , Terzo rapporto del Censis sulla comunicazione, marzo 2004, reperibile sull'URL http://gandalf.it
- Manovich L., Il linguaggio dei nuovi media , Edizioni Olivares, Milano,2001.

 

 

 

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