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Tecnologia

RFID: questo sconosciuto

Ilaria di Pasquale 03/02/2007

 


Il 2007 si apre con uno degli eventi più importanti del momento, infatti dal 6 all'8 febbraio presso Fieramilanocity, nell'ambito di Infosecurity & StorageExpo Italia, ci sarà Trackability , la prima fiera in Italia dedicata interamente alla tracciabilità ed ai sistemi RFID.
L'evento, grazie alla presenza delle principali aziende del settore, offrirà una panoramica completa su conoscenze, tecnologie e prodotti per la tracciabilità, con una particolare attenzione ai benefici in termini di visibilità delle informazioni all'interno di una SCM ( Supply Chain Management), ovvero quel processo di gestione aziendale teso all'ottimizzazione della consegna di un prodotto, dei servizi e delle informazioni dal fornitore al cliente.

Ma cosa è la tracciabilità?

Non è altro che la capacità di ricostruire la vita di un prodotto, quindi la sua storia, l'uso che ne è stato fatto e la localizzazione, tutto questo tramite identificazioni registrate. Entra quindi in gioco il sistema RFID. Questa parolina dall'aspetto così misterioso non è altro che l'acronimo di Radio Frequency IDentification (identificazione a radiofrequenza). Per RFID, quindi, si intendono quei dispositivi che, sfruttando le onde radio, permettono l'identificazione univoca di un oggetto. Attualmente uno dei più noti sistemi di riconoscimento automatico è il barcode label (o codice a barre), il quale è nettamente inferiore al più recente RFID sia per la gestione dei dati che per la mancanza di flessibilità.

A questo punto vediamo in dettaglio da cosa è costituito e come funziona un sistema di identificazione ad onde radio. Gli elementi principali sono: uno o più tag (o transponder) ed un lettore (o reader). Il tag è un componente elettronico, dalle dimensioni ridotte, che si pone sull'oggetto da identificare; in esso sono contenute tutte le informazioni che lo riguardano e che lo identificano. I tag sono costituiti, a loro volta, da un microchip, che contiene le informazioni relative all'oggetto, da un'antenna, che riceve e trasmette le informazioni e da un imballaggio che contiene e protegge antenna e microchip. Il lettore è un dispositivo, fisso o portatile, che riceve le informazioni trasmesse dall'antenna del tag; naturalmente per compiere questa operazione deve convertire le onde radio ricevute in un segnale digitale che può essere poi trasferito su di un computer. Tag e lettore per comunicare devono essere sintonizzati sulla stessa frequenza. Non è da dimenticare poi che, con opportuni accorgimenti tecnologici, il lettore ha la possibilità di comunicare con più tag contemporaneamente.

Esistono tre tipi di tag classificati in base al tipo di alimentazione: tag passivi, che non hanno un'alimentazione propria e l'energia necessaria per il funzionamento del transponder proviene esclusivamente dal campo elettromagnetico del lettore; tag semi-passivi, che presentano al loro interno una batteria, che fornisce la potenza necessaria per le operazioni del microchip; tag attivi caratterizzati da un'alimentazione propria, al contrario degli altri due sono dotati di un trasmettitore proprio, che lo rende perciò autosufficiente.

Tutto può essere reso più chiaro da un esempio che si sarà sicuramente presentato ai nostri occhi. Chi di voi non ha mai visto quelle scatolette grigie e gialle, chiamate Telepass, che si posizionano sul parabrezza delle automobili? Ecco, quello è un esempio di tag RFID attivo. E perché non considerare i sistemi antitaccheggio oramai presenti in numerosi punti vendita?

Per tornare alla SCM, si immagini di apporre un tag su di un prodotto appena fabbricato; questa “etichetta intelligente” viene subito rilevata e schedata nel database dell'azienda. In seguito il prodotto verrà inscatolato insieme ad altri prodotti, caricato su di un furgone, che, prima di uscire dalla struttura aziendale, passerà sotto un varco dotato di lettore RFID, permettendo la registrazione dell'uscita di ogni prodotto. In seguito questo verrà consegnato al punto vendita di destinazione, dove, all'arrivo, verrà registrato ed inserito nell'inventario; da qui si intuisce la completa tracciabilità del prodotto, la cui storia nel bene e nel male non avrà più alcun segreto. Le applicazioni sono molteplici e ci si potrebbe sbizzarrire a studiarne di nuove in svariati settori. Basti immaginare che invece dell'etichetta si potrebbe pensare ad un braccialetto per identificare le persone. Quello che dico non è fantascienza, ma realtà; in Italia siamo ancora un po' indietro, ma in altri paesi la tecnologia è già in fase di sviluppo avanzato. Naturalmente però, come ogni grande rivoluzione tecnologica, anche i sistemi RFID hanno avuto ed avranno non pochi problemi. Prima di tutto c'è ancora bisogno di tanta sperimentazione, standardizzazione, cultura in materia e creazione di leggi apposite, che tutelino la privacy delle persone; inoltre è necessario studiare le giuste strategie per non farne un uso improprio, che potrebbe portare, come diretta conseguenza, tanto scetticismo tra le persone, che trovano l'applicazione dei sistemi RFID un'inutile perdita di tempo e denaro. Perché buttare all'aria una invenzione che potrebbe avere tanti risvolti interessanti?

Ilaria di Pasquale

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