Siamo giunti così a parlare di multimedialità. Lo abbiamo fatto seguendo un percorso che ci ha condotto attraverso le conoscenze basilari della comunicazione e l'analisi dei media sotto vari aspetti.
Che cos'è dunque la multimedialità?
E' la compresenza e interazione di più mezzi di comunicazione in uno stesso supporto informativo. Si parla di contenuti multimediali , specie in ambito informatico, quando per comunicare un'informazione riguardo a qualcosa ci si avvale di molti media, diversi tra loro, quali possono essere le immagini in movimento di un video, le immagini statiche delle fotografie, la musica e il testo; i nuovi media insomma. Ad esempio, un' enciclopedia multimediale, come può essere la famosissima “Wikipedia” su Internet, a differenza di una normale enciclopedia cartacea, permette di associare ad ogni voce non solo la sua spiegazione testuale, ma anche fotografie, disegni esplicativi, filmati, suoni, commenti audio, etc.
Dobbiamo però dire che, sebbene a livello concettuale un prodotto analogico possa essere considerato multimediale, come ad esempio un'enciclopedia cartacea, in quanto sono presenti più media a supporto dei contenuti, quali testi e fotografie, tuttavia quando si parla di multimedialità ci si riferisce esplicitamente alla comunicazione mediata dall'uso del computer.
Anche perché u na nuova frontiera si è aperta nel mondo della comunicazione a conferma che la comunicazione stessa non costituisce un mondo dai confini delimitati. Al contrario, essa sembra arricchirsi di dimensioni su misura che accrescono i media. Tanti più sono i media, tante più le dimensioni della comunicazione. Un continente inesplorato sembra allora che si sia reso accessibile attraverso le moderne tecnologie informatiche. I diversi media non ripetono la medesima sostanza sotto una diversa forma, ma creano degli universi comunicativi differenti e del tutto autonomi tra loro. Ma la multimedialità sembra voler andare più in là poiché mira ad arricchire e a rivoluzionare il concetto che abbiamo di comunicazione. Un libro segue un'andatura lineare, sequenziale. Ha un inizio e ha una fine. Un ipertesto per esempio, al contrario, è circolare, non è definito da un inizio e da una fine e permette così più possibilità di lettura.
Possiamo dunque definire multimediale una comunicazione determinata dall'uso integrato di tecnologie dell'informazione e della comunicazione, che implichino l'integrazione di media diversi, di linguaggi diversi, di strategie comunicative diverse.
Da ciò ne scaturisce la cosiddetta convergenza, ossia, l'unione di tanti strumenti resa possibile dalla tecnologia digitale. Convergenza intesa come l'utilizzo di uno schermo per tutti i servizi, utilizzata per esempio nel campo dell'educazione, della sorveglianza, del commercio, dei servizi bancari, dell'intrattenimento, del campo della ricerca, nella medicina, etc. Questo perché il digitale fa convergere le attività locali a livello globale e viceversa.
Concetti molto legati alla comunicazione multimediale sono quelli dell'interattività e dell'ipertestualità, che andremo a vedere nei prossimi paragrafi.
Multimedialità e interattività
Talvolta la multimedialità viene confusa con l' interattività. Sebbene siano strettamente correlate, hanno tuttavia due concetti distinti e separati. Volendo mantenere lo stesso esempio dell'enciclopedia multimediale che abbiamo citato precedentemente, possiamo asserire che sarà molto probabilmente anche interattiva , ovvero permetterà all'utente di interagire con essa e, nello specifico, comunicare delle indicazioni al programma che gestisce l'enciclopedia, tramite il mouse o la tastiera, e ricevere da esso delle risposte sul monitor; in questo modo, l'utente potrà "dire" all'enciclopedia se di un certo lemma vuole la definizione testuale, oppure vuole vedere i filmati associati, o le foto, o ascoltare l'audio, etc.
Ma vediamo meglio di che cosa si tratta.
L'informatica, che come abbiamo visto è il mezzo attraverso il quale vengono mediate le informazioni della comunicazione multimediale, offre, tra i suoi prodotti, programmi e ambienti software in grado di collegare documenti e, in particolare, di porre l'utente nelle condizioni di scegliere percorsi di fruizione di un sistema di documentazione attraverso l'utilizzo di un'interfaccia con lo strumento computer; interfaccia caratterizzata da oggetti, quali pulsanti, aree di testo, parole chiave, icone, sensibili a eventi generati dall'utente stesso, tipo la scrittura da tastiera o il click del mouse. L'interattività dunque è questo sistema di interazione tra utente e computer, o meglio, tra utente e software di gestione della comunicazione.
Inoltre, l'interattività è la particolare caratteristica di un sistema il cui comportamento non è fisso, ma varia al variare dell'input dell'utente. Quando l'utente trasmette, in un modo qualunque, un'informazione al sistema che sta utilizzando, interagisce con esso; grazie a questa interazione, il sistema può deviare dal suo comportamento prefissato ed adeguarsi alle esigenze dell'utente.
La maggior parte dei sistemi con cui si ha a che fare è generalmente interattiva: una lavatrice è interattiva in quanto modifica il suo comportamento a seconda di come regoliamo le sue manopole e pulsanti, lo stesso dicasi per esempio a proposito di un forno a microonde. Un computer è interattivo perché ci mostra questo o quell'altro dato a seconda delle informazioni che gli forniamo tramite il mouse o la tastiera.
Un esempio di sistema non interattivo è invece la televisione analogica, ossia la televisione classica, l'unica in effetti disponibile da cinquanta anni fino a pochi anni fa, prima dell'avvento della TV digitale. La televisione classica ha una fruizione pressoché completamente passiva: a parte il cambio dei canali e del volume, non è possibile far altro all'utente, che non può ad esempio comunicare con l'emittente per richiedere una particolare trasmissione, cosa che invece è possibile con la moderna TV digitale.
Multimedialità e ipertestualità
Altro termine che spesso crea confusione parlando di multimedialità è l'ipertestualità, la quale, può essere definita come la caratteristica di un documento di utilizzare la struttura dell'ipertesto; il prefisso “ iper” sta ad indicare la maggiore valenza di un documento ipertestuale rispetto a un documento "tradizionale" di tipo cartaceo, dovuta al fatto che un documento ipertestuale non deve essere obbligatoriamente letto in modo sequenziale, ma si può saltare da una parte all'altra senza seguire nessun ordine prestabilito. Per intenderci, la differenza tra un testo classico e un ipertesto è la stessa che passa tra un'audiocassetta e un compact disc: nel primo caso, per ascoltare un qualunque brano dovremo prima posizionarci opportunamente sul punto desiderato del nastro, mentre nel secondo potremo in qualunque momento ascoltare il primo, l'ultimo o un qualunque altro brano.
Il termine ipertesto sembra fosse stato coniato da un certo Theodor Holm Nelson il quale, in un trattato del 1965 citava: “ Lasciate che io introduca il termine ‘ipertesto' per rappresentare un insieme di materiale scritto o figurato interconnesso in un modo così complesso da non poter essere rappresentato su carta. Esso può contenere sommari o mappe dei suoi contenuti e delle relazioni che vi intercorrono; può contenere annotazioni, note a fondo di pagina di coloro che vi hanno lavorato sopra. Tale sistema, correttamente disegnato e gestito, presenta grandi potenzialità nel campo educativo per l'ampia gamma di scelte, per il suo senso di libertà, per la sua presa intellettuale. Un sistema come questo può crescere indefinitivamente, includendo gradualmente sempre maggiori conoscenze ”.
Bisogna però aspettare il 1989, o meglio, l'aumento delle capacità di calcolo e di archiviazione dei computer, perchè queste suggestioni potessero essere raccolte dalla tecnologia per diventare realtà nei laboratori del CERN di Ginevra grazie a Tim Berners-Lee che diede lo spunto iniziale per il World Wide Web con l'intento, inizialmente, soltanto di far circolare le informazioni all'interno di gruppi di lavoro distribuiti geograficamente. Il resto è storia recentissima, l'avvento dei browser, l'enorme diffusione di Internet, il successo enorme dell'HTML e il rilancio dell'ipertesto come forma della comunicazione del futuro.
L' ipertesto, dunque, è una struttura informativa costituita da un insieme di testi o pagine leggibili con l'ausilio di un'interfaccia elettronica, in maniera non sequenziale, per tramite di particolari parole chiamate collegamenti ipertestuali ( hyperlink o rimandi), che costituiscono un rete raggiata o variamente incrociata di informazioni, organizzate secondo diversi criteri, ad esempio paritetici o gerarchici, in modo da costituire vari percorsi di lettura alternativi.
Tutte le pagine di un sito web funzionano con i principi dell'ipertesto il quale, dal punto di vista matematico può essere definito un grafo, ovvero, un insieme di nodi, rappresentati da testo scritto, grafici, immagini, sonoro, connessi da degli archi con delle relazioni non lineari, ma legate a stella secondo un modello reticolare.
Il sistema d'ipertesto più conosciuto e più ampio è certamente il World Wide Web di Internet, che utilizza il linguaggio HTML (HyperText Markup Language ) per definire all'interno del testo istruzioni codificate per il suo funzionamento. Vediamo come.
Se ad esempio una pagina Web qualsiasi contiene informazioni esplicative e aggiuntive su una parola che abbiamo utilizzato su un nuovo documento HTML o su una nuova pagina Web, è possibile creare un legame, chiamato collegamento ipertestuale o semplicemente link , su questo nuovo documento con la pagina già esistente. In questo modo, quando l'utente fruirà del nostro nuovo documento o pagina Web, una volta arrivato a leggere quella determinata parola a cui abbiamo posto un link, avrà la possibilità di approfondire le informazioni relative a quella parola con un solo click del mouse. Allo stesso modo è possibile indirizzare parole di un documento a parti del medesimo, come nel caso di un indice. Sarà pertanto possibile selezionare con il mouse la parola sottolineata dal tag di rimando o collegamento per visualizzare il testo che contiene la definizione o l'informazione aggiuntiva.
Ma vediamo più da vicino di cosa si tratta.
Il link è l'elemento chiave che la tecnologia informatica ha fornito alla comunicazione in quanto ha consentito quel salto, reso dal suffisso “iper”, per cui un testo diventa un ipertesto. Vediamo brevemente le varie tipologie di link:
• Il link unidirezionale è un collegamento, come dice la parola stessa, unidirezionale, per cui cliccando sulla parola a cui è stato applicato il tag del link, c'è un rimando ad un altro documento predefinito, che può essere sia interno al documento di partenza che esterno.
• Il link bidirezionale non è il semplice ritorno indietro di un link unidirezionale bensì un legame assoluto che permette flussi dall'uno all'altro e viceversa. In pratica, una volta stabilita una relazione tra due elementi, si instaura un ponte che consente il passaggio a prescindere da quale sia il punto di partenza.
• Il link multiplo mette in relazione una risorsa con un gruppo di risorse o viceversa. Può essere realizzato attraverso l'apertura di più finestre o la generazione di più eventi oppure può permettere salti casuali o progressivi dentro un gruppo di risorse.
• I link che puntano a sezioni strutturali di un documento individuano come destinazione non più un elemento in base al contenuto bensì in base a un rapporto strutturale o utilizzando entrambi i parametri, per cui diventa rilevante il rapporto tra i blocchi dei documenti o meglio tra le relazioni astratte dei blocchi per come sono definiti nella struttura.
• I link che identificano una sequenza di documenti interrelati individuano una catena per cui ogni documento o parte di esso ne ha uno che lo precede e uno che lo segue, un primo e un ultimo. Questa organizzazione può essere molto utile se si considera che la relazione può variare a seconda della periferica utilizzata, permettendo per esempio una navigazione ipertestuale quando la periferica è un monitor oppure una rigida uscita sequenziale nel caso sia una stampante.
• I link definiti all'esterno del documento , in un altro documento o in database, scindono il link che si trova nel documento ipertestuale dalla referenza della destinazione permettendo una maggiore duttilità ed una elevata riutilizzabilità, perchè modificando l'archivio in cui alla destinazione si associa il nome del link si modificano automaticamente i link e perchè l'archivio può essere fruito da più documenti.
Ipermedialità
L'ipermedialità è il passo evolutivo successivo nella creazione di sistemi di comunicazione supportati da strumenti informatici: il prodotto di comunicazione ipermediale è certamente un prodotto multimediale e interattivo, ma i linguaggi che caratterizzano i singoli documenti confluiscono e stemperano le proprie regole sintattiche in un linguaggio unitario, il linguaggio ipermediale, che possiede una propria sintassi e non è riconducibile ad una mera somma dei linguaggi di origine.
La più sensibile pressione evolutiva nella differenziazione di un linguaggio ipermediale deriva dal Web. Ad una gestione della pagina Web similare alla produzione di documenti cartacei, caratterizzata da lunghi testi regolarmente impaginati e da una grafica che ricorda a tratti le decorazioni degli amanuensi sugli antichi manoscritti, si sostituiscono progressivamente:
• Un linguaggio grafico paragonabile, nei segni usati e nella gestione dello spazio del documento, alla lavagna dell'insegnamento tradizionale in aula.
• Le tecnologie multimediali, quali l'uso dell'audio, di animazioni vettoriali e in parte di filmati.
• Strumenti di strutturazione e navigazione dei contenuti, diversificati in funzione della complessità di utilizzo e delle potenzialità di rappresentazione del contesto di riferimento, finalizzati, oltre alla funzione primaria di agevolazione della fruizione del documento, a mostrare e simboleggiare le relazioni logiche interne ai contenuti espressi.
Possiamo affermare che l'evoluzione del linguaggio ipermediale inizia dalle prospettive di interazione tra il concetto di documento e il contesto spazio-temporale in cui si collocano dinamicamente le informazioni digitalizzate.
Si utilizza a volte il neologismo "ipermediale" o "ipermedialità" per indicare più precisamente la fusione dei contenuti multimediali in una struttura ipertestuale. Infatti, con l'inserimento di contenuti da vari media diversi (multimedia) all'interno di un ipertesto, si è cominciato a utilizzare il termine ipermedia, per evidenziare appunto che il sistema non è composto di solo testo.
Si è cominciato dunque a parlare per esempio di ipertesto letterario. Mentre nel campo tecnico e scientifico l'ipertesto si è rapidamente diffuso tanto da diventare con il Web uno strumento indispensabile in questi settori, nel campo letterario è invece rimasto confinato ad ambiti prevalentemente sperimentali. La narrativa si è infatti finora basata sul sistema sequenziale, lineare, di pagine di un libro stampato. La possibilità data da un ipertesto di poter accedere in qualsiasi momento a percorsi di lettura diversi appare attraente ma, con l'aumentare della complessità del sistema, tende a disorientare il lettore e abolisce molte delle convenzioni narrative.
La diffusione dell'ipertesto letterario e narrativo in Italia, a partire dalla metà degli anni Ottanta, ha tendenzialmente cercato di ampliare il dibattito sulle specificità semiotiche dell'ipertesto in relazione alle sue finalità più puramente espressive. Ipertestualisti come Miguel Angel Garcia e Filippo Rosso rappresentano alcuni casi isolati di uno scenario ancora prevalentemente nascosto. Il lavoro di questi ultimi, peraltro, pone domande aperte sulla percorribilità effettiva di una futura canonizzazione dell'ipertesto su scala internazionale.
Ma si parla anche di iperfilm.
L'iperfilm è un film con struttura ipertestuale o un ipertesto con lessie filmiche nel quale il fruitore sceglie da quale punto di vista proseguire la visione degli eventi. E' un po' come alcuni esperimenti filmici distribuiti su DVD in cui la visione del film non è dettata da un percorso sequenziale ma, per esempio, esistono diversi finali della storia narrata, per cui l'utente può scegliere il percorso narrativo che più gli aggrada. Il primo iperfilm italiano è stato realizzato dal regista Luigi Maria Perotti, il prof. Pier Giuseppe Rossi e l'ing. Marco Marziali. Il progetto dal titolo Farina Stamen fu prodotto da Rai Educational e l'Università di Macerata. Tradizionalmente, una narrazione propone al lettore una sorta di viaggio guidato dall'autore. Presuppone dunque un autore molto attivo, impegnato a predisporre il percorso della narrazione e le sue tappe, lungo le quali accompagnare il lettore. E presuppone un lettore disposto a farsi accompagnare lungo il percorso che l'autore ha preparato per lui. Il Novecento ci ha insegnato che questo percorso può non essere facile, può rinunciare alle rassicuranti unità aristoteliche di tempo, luogo e azione. Attraverso l'iperfilm si rinuncia all'idea stessa di un percorso, narrando in maniera diversa.
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NOTE BIBLIOGRAFICHE
• Wikipedia, Enciclopedia multimediale, www.wikipedia.it
• Pedroni M., Sistemi e tecnologie della comunicazione , Tecom Project, Ferrara, 2001
• Pedroni M., Poletti G., Comunicazione digitale e basi di dati , Tecom Project, Ferrara, 2001
• Nyce J., Kahn P. (a cura di), Da Memex a Hypertext , Franco Muzzio, 1992
• Ibidem 2, cit.pag.87-88