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La nascita della televisione ha dato sicuramente un grosso impulso ai fenomeni di socializzazione dei mass media. Pier Paolo Pasolini intuì subito i cambiamenti sociali e culturali prodotti dalla massificazione televisiva. Iniziò ad accorgersi che tutti i giovani di borgata avevano iniziato a vestire, comportarsi, pensare in modo analogo. Se prima di allora per Pasolini si poteva distinguere un proletario da un borghese, oppure un comunista da un fascista, già agli inizi degli anni Settanta non era più possibile in quanto l'omologazione sociale in Italia si |
stava allargando a macchia d'olio. Pasolini chiamò questi fenomeni mutazione antropologica , termine mutuato dalla biologia in quanto la mutazione genetica è determinata prima dalla variazione e poi dalla fissazione. Nel caso della mutazione antropologica la variazione delle mode e dei desideri della collettività è decisa prima nei consigli d'amministrazione delle reti televisive e poi viene fissata nelle menti dei telespettatori tramite la persuasione pubblicitaria.
Un altro aspetto peculiare, sollevato da molti critici preoccupati delle conseguenze sui bambini, è quello della tendenza ultimamente di fare un uso indiscriminato della televisione, in quanto mezzo di comunicazione di massa, soprattutto per quello che concerne l'attività diseducatrice di scene di violenza gratuite che molto spesso popolano i nostri schermi.
Karl Popper, in “ Cattiva maestra televisione ”, analizzando i contenuti dei programmi e gli effetti sugli spettatori televisivi, giunge alla conclusione che il piccolo schermo sia diventato ormai un potere incontrollato, capace di immettere nella società ingenti dosi di violenza. La televisione cambia radicalmente l'ambiente e da esso, così brutalmente modificato, i bambini traggono i modelli da emulare.
Il risultato è devastante: stiamo facendo crescere tanti piccoli criminali. Dobbiamo fermare questo meccanismo prima che sia troppo tardi. La televisione ultimamente è peggiorata e se non si agisce subito, tenderà inesorabilmente a peggiorare per una sua legge interna, quella dell'audience, che Popper formulava più familiarmente come “legge dell'aggiunta di spezie”, che servono a far mangiare cibi senza sapore che altrimenti nessuno vorrebbe. Se ci pensiamo bene, la televisione raggiunge una grande quantità di bambini, più di quelli che neppure la più affascinante maestra d'asilo riesce a vedere nell'arco di una vita. Conclude Popper, che la televisione conta più dell'asilo e della scuola materna e si trova a fare il mestiere della maestra, ma non lo sa e per questo è una cattiva maestra.
Ora, al di là delle apocalittiche e colorite previsioni di Popper di vederci in futuro girare per le città dei mostri cresciuti davanti alla TV, c'è da dire che comunque il problema di fondo esiste, ovvero: c'è troppa violenza in televisione, soprattutto in orari tipici in cui i bambini stanno incollati davanti agli schermi.
Il problema purtroppo non è solo la TV ma anche i videogiochi, sempre più colmi di scene di violenza. Secondo la psicologia moderna, assistere continuamente a spettacoli violenti causa degli effetti negativi in una mente ancora in fase di formazione come quella del bambino. Potrebbe causare una permanente difficoltà a distinguere la realtà dalla finzione per esempio, anche in virtù del fatto che molto spesso nessun adulto è presente per fare da mediatore e chiarificatore. Si potrebbero verificare dei fattori di disumanizzazione, sia orientata sul soggetto in quanto di fronte a tanta violenza il bambino potrebbe acquisire una vera mancanza di empatia nella sofferenza altrui, sia sull'oggetto perchè il bambino potrebbe iniziare a ritenere che in fondo gli altri non sono altro che oggetti. Di conseguenza, la televisione violenta potrebbe diventare istigatrice di azioni aggressive. Per gli adulti capaci di intendere e di volere, invece, assistere a spettacoli violenti potrebbe non determinare alcun effetto negativo.
Popper si inserisce nella lunga serie degli studi che evidenziano effetti disastrosi, considerando la TV come un mezzo prevalentemente unidirezionale, con contenuti statici, somministrati ad un pubblico passivo, ma altri considerano i media soprattutto come una straordinaria opportunità di globalizzazione, quella intesa in senso positivo del termine.
Non è dunque da censurare completamente la TV , come asserisce Popper. Sarebbe opportuno piuttosto avviare un processo di regolamentazione dei contenuti, convincendo i produttori televisivi e gli investitori commerciali a rinunciare ad un pò di audience in favore della qualità dei contenuti.
Ma sappiamo benissimo che questo è un processo lungo, tortuoso e con tante insidie.