Che cos'è la comunicazione?
Gli elementi vitali della nostra esistenza sono tre: riprodursi, nutrirsi, comunicare. Sin dall'era primordiale l'uomo è sempre stato legato indissolubilmente a queste tre esigenze vitali: il riprodursi per poter garantire la continuità della specie, il nutrirsi per la sopravvivenza fisica, il comunicare per interagire con i suoi simili e per facilitare l'attuazione dei primi due elementi. La comunicazione dunque sembra essere alla base del nostro essere, soprattutto oggi, in virtù del fatto che i processi comunicativi si sono dovuti adeguare a quelli che sono stati gli sviluppi tecnologici. La comunicazione infatti, nel corso degli anni, è andata di pari passo con l'evoluzione tecnologica dei sistemi informativi. Se da una parte il computer si è evoluto ad una velocità vertiginosa orientandosi sempre di più verso le dinamiche della comunicazione, pensiamo a Internet ed a tutte le occasioni comunicative che ci offre attraverso e-mail, chat, forum, blog, siti web, etc., dall'altra, la comunicazione stessa, ha sempre orientato il suo utilizzo in funzione della tecnologia che man mano ha avuto a disposizione nel corso degli anni. Entrambi, dunque, hanno avuto un'evoluzione che li ha visti correre su binari paralleli verso una destinazione comune: la digitalizzazione dell'informazione e la conseguente comunicazione multimediale.
Cosa vuol dire comunicare
Iniziamo dunque col dire che il termine comunicazione, un po' come quasi tutta la terminologia della lingua italiana, deriva dal latino ( cum = con, e munire = legare, costruire) e può essere inteso come un processo di interscambio di informazioni. Dal punto di vista semantico ha inoltre il significato di "far conoscere", "render noto".
Questo interscambio di informazioni, da cui scaturisce poi il concetto di comunicazione, comporta ovviamente la presenza di un'interazione tra soggetti diversi: si tratta in altri termini di un'attività che presuppone un certo grado di cooperazione tra i soggetti interessati alla comunicazione. Infatti, ogni processo comunicativo avviene in entrambe le direzioni e, secondo alcuni, non si può parlare di comunicazione là dove il flusso di segni e di informazioni sia unidirezionale. Da ciò ne deriva che, se un soggetto può parlare a molti senza la necessità di ascoltare, come può avvenire ad esempio nel caso di un comizio elettorale, siamo in presenza di una semplice trasmissione di segni o informazioni e non si tratterebbe di comunicazione vera e propria. Vedremo comunque nel proseguo del capitolo le motivazioni di fondo di quest'ultima affermazione.
Nel processo comunicativo ci troviamo così di fronte a due polarità: da un lato la comunicazione come atto di cooperazione, in cui due o più individui "costruiscono insieme" una realtà e una verità condivisa; dall'altro la pura e semplice trasmissione, unidirezionale, senza alcuna possibilità di replica. Negli strati intermedi, naturalmente, ci sono le innumerevoli e diverse occasioni comunicative che tutti noi viviamo ogni giorno in famiglia, a scuola, in ufficio, in città.
Quando, allora, possiamo parlare nello specifico di comunicazione vera e propria?
Partendo dalla considerazione oggettiva, che ci porta ad affermare che il processo comunicativo ha una intrinseca natura bi-direzionale, si può dunque parlare di comunicazione quando gli individui coinvolti vestono i ruoli sia di emittenti che di riceventi i messaggi. Facciamo qualche esempio pratico. Non sconcertatevi se vi dico che se noi mandiamo ad esempio una e-mail ad un nostro amico, non stiamo attuando un processo comunicativo ma un semplice trasferimento di informazioni. Diventerà comunicazione vera e propria solo quando il nostro amico, in questo caso il ricevente della comunicazione, ci invierà una risposta. In quest'ultimo caso assumerà anche il ruolo di emittente della comunicazione e voi, a vostra volta, diventerete anche il ricevente. Allo stesso modo, si può parlare di comunicazione solo quando riceviamo una risposta ad una lettera che abbiamo precedentemente inviato, oppure quando riceviamo un commento sul nostro blog, o ancora, quando qualcuno risponde ad un nostro post su di un forum. In pratica, si può parlare di comunicazione ogni qualvolta che, chi inizia una qualsiasi forma di interazione, riceve una risposta sotto qualsiasi forma essa venga espressa, il cosiddetto feedback.
Nel caso invece delle interazioni verbali di tipo orale, il processo comunicativo viene attuato non appena si riceve una qualsiasi risposta, non necessariamente verbale, e legata alla mimica facciale ed alla gestualità. Questo perché, in realtà, anche in un monologo, chi parla ottiene dalla controparte un feedback continuo, anche nel caso in cui riceva un messaggio del genere: " parla quanto vuoi, io non ti ascolto ". Questo fenomeno è stato riassunto con il principio, attribuito a Paul Watzlawick, psicologo austriaco della Scuola di Palo Alto, da poco scomparso, a cui si deve la diffusione dell'approccio allo studio della comunicazione e ai problemi umani, secondo il quale, in una situazione di prossimità tra persone, "non si può non comunicare". Perfino in una situazione anonima, come in un autobus o un vagone della metropolitana, noi emettiamo per i nostri vicini continuamente segnali non verbali (che significano pressappoco " anche se sono a pochi centimetri da te, non ti minaccio e non intendo immischiarmi nella tua sfera intima "), e i nostri compagni di viaggio accolgono il messaggio, lo confermano e lo rinforzano (" bene; lo stesso vale per me nei tuoi confronti "). Questo perché la comunicazione non è solo quella verbale o i gesti e le espressioni che la completano, ma l'insieme degli atteggiamenti che determinano ogni nostra azione, compresa quella di evitare ogni rapporto con l'esterno. 1
“L'attività o l'inattività, le parole e il silenzio (…) influenzano gli altri e gli altri, a loro volta, non possono non rispondere a questa comunicazione e in tal modo comunicano anche loro”. 2
Analizzando dunque il principio di Watzlawick sopra esposto, si deduce che “il comportamento non ha un suo opposto. E' impossibile, infatti, per un essere umano mostrare un ‘non-comportamento'. Ora, se si accetta che l'intero comportamento in una situazione di interazione abbia valore di messaggio, vale a dire che è comunicazione, ne consegue che comunque ci si sforzi non si può non comunicare”. 3
Appurato quindi che i processi comunicativi avvengono a prescindere dalla nostra volontà di farlo, entriamo ora nei dettagli dei componenti, o come più correttamente definiti, “segni”, che danno vita alla comunicazione.
Secondo i canoni ufficiali che identificano inequivocabilmente la comunicazione, si distinguono diversi elementi che concorrono a realizzare ogni singolo atto comunicativo e che si contraddistinguono per la loro imprescindibilità. Questo vuol dire che sono dei segni sostanziali caratterizzati da una condizione di sine qua non ; ossia, se manca uno solo dei seguenti elementi non possiamo parlare di comunicazione:
emittente : è la fonte delle informazioni che effettua la codifica di queste ultime in un messaggio e le invia al destinatario; è colui in pratica che inizia il processo comunicativo;
messaggio : è l'oggetto della comunicazione;
ricevente : è il destinatario del messaggio che lo decodifica, lo interpreta e lo comprende;
codice : è la parola parlata o scritta, un'immagine, il tono impiegato per formare il messaggio;
canale : è il mezzo di propagazione fisica del codice e può essere rappresentato da onde sonore o elettromagnetiche, scrittura, bit elettronici, etc.;
contesto : si tratta dell'ambiente significativo all'interno del quale si colloca l'atto comunicativo.
Questo modello di rappresentazione del processo comunicativo fu introdotto alla fine degli anni Quaranta da due ingegneri statunitensi, Claude Shannon e Warren Weaver, i quali intendevano in tal modo illustrare in modo schematico la struttura della comunicazione telefonica. Qualche anno dopo, il grande linguista e semiologo russo Roman Jakobson, applicò questo modello a tutti i processi comunicativi, elaborando uno schema chiamato “circuito elementare della comunicazione”. Secondo lo studioso, il processo di comunicazione funziona in questo modo: un mittente , ovvero colui che ha intenzione di comunicare, invia un messaggio a un destinatario . Affinché il messaggio risulti comprensibile, innanzitutto è indispensabile che ci sia il riferimento a un contesto , ossia la situazione comunicativa, che il destinatario possa afferrare. Deve inoltre esistere un codice condiviso sia dal mittente che dal destinatario, che consenta al primo di codificare il messaggio e al secondo di decodificarlo. Infine, si deve stabilire un canale che connetta il mittente al destinatario, così che la comunicazione si attui concretamente. 4
Per una migliore comprensione del circuito elementare della comunicazione, vi propongo il seguente schema a titolo esemplificativo.
Prendiamo per esempio una qualsiasi azienda, in questo caso il mittente della comunicazione, che intende inviare un messaggio a dei destinatari della comunicazione. Poniamo si tratti della presentazione di un nuovo prodotto a una platea di giornalisti esperti del settore merceologico trattato dall'azienda. La presentazione viene fatta attraverso il canale dell'esposizione orale, utilizzando quindi come codice il linguaggio verbale, nel contesto di una conferenza stampa.
Pensate per un attimo cosa succederebbe se dovesse mancare uno solo degli elementi comunicativi citati. Potremmo in tal caso parlare di comunicazione? Certamente no!

Successivamente, Jakobson osservò che in ogni processo comunicativo non erano solo presenti i sei elementi citati ma, associato ad ogni singolo segno, vi era inevitabilmente la presenza di una relativa funzione che il segno svolgeva. Con il termine funzione si indicano gli impieghi, gli scopi che attraverso un atto linguistico si possono conseguire, anche oltre le intenzioni del mittente. Gli scopi con cui comunichiamo sono svariati e comunque connessi alle circostanze; non è possibile dunque effettuare una classificazione completa delle funzioni del linguaggio, perché ciò equivarrebbe a classificare le azioni umane e le loro finalità, ed è praticamente impossibile. Questi i motivi per cui le funzioni di Jakobson, di seguito esposte, non sono riferite a tutte le funzioni in assoluto che il linguaggio può espletare, bensì sono da considerare a scopo orientativo ed in linea generale.
La funzione espressiva è quella che comunica lo stato emotivo del mittente, per esempio noia, fastidio, sofferenza, caldo, nervosismo, irascibilità, gioia, etc.. Questa funzione, ove svolta attraverso atti comunicativi sincroni e del tipo “faccia a faccia”, viene assolta attraverso, per esempio, gli atti prossemici attraverso i quali il mittente gestisce lo spazio tra sé e il suo interlocutore, oppure tramite il tono di voce ed il suo volume, o ancora tramite la mimica facciale e la gestualità. Quando invece ci troviamo di fronte ad un tipo di comunicazione asincrono, quale per esempio una e-mail, la funzione espressiva viene assolta tramite i linguaggi non verbali della comunicazione, nello specifico, attraverso il tipo di scrittura, l'uso delle maiuscole per significare che si sta urlando, l'utilizzo degli emoticon, e così via.
La funzione poetica è quella che dirige il senso della comunicazione verso il messaggio e i giochi formali che lo realizzano. Contrariamente a quanto si possa erroneamente pensare, la funzione poetica non è specifica della poesia, ma ha luogo tutte le volte che, anche nel linguaggio comune, cerchiamo di valorizzare in modo speciale le risorse linguistiche utilizzate per potenziarne il significato. Serve in pratica ad attirare l'attenzione del destinatario sul messaggio dando alle parole un'enfasi particolare.
La funzione conativa , dal latino conor che vuol dire “obbligo”, comunica l'influenza che si vuole esercitare sul destinatario, la direzione che il testo dà ai comportamenti e ai pensieri del ricevente. In genere viene utilizzata la forma imperativa e i pronomi di seconda persona singolare o plurale. Oltre agli ordini, sono atti linguistici a connotazione conativa le domande, le istruzioni per eseguire un'attività e tutti quei testi che richiedono a chi li riceve di fare o dire qualcosa.
La funzione metalinguistica , che si riferisce al codice e quindi al linguaggio verbale, si sofferma sulla forma, sulla grammatica, sulla sintassi. E' il linguaggio che descrive se stesso. Un esempio di funzione metalinguistica può essere rappresentato dall'inserimento di una frase di questo tipo all'interno del messaggio: “ …quando dico ‘canale' mi riferisco a… ”, oppure: “ …la parola ‘linguistica' vuol dire… ”.
La funzione fàtica , inerente il canale, non è altro che la sollecitazione da parte del mittente ad attivare e mantenere l'attenzione del destinatario verso il messaggio. In sostanza, l'emittente cerca di verificare la tenuta della conversazione da parte del destinatario attraverso frasi del tipo “ Mi segui? ” o “ Hai capito cosa intendo dire? ”.
La funzione referenziale descrive il contesto ed orienta la comunicazione verso lo stato di cose cui il testo fa riferimento. Inoltre, la citazione di eventi o relazioni tecniche servono a descrivere l'ambito in cui avviene la comunicazione.
Tipologie della comunicazione
Una volta acquisite le basi concettuali della comunicazione, vediamo ora di fare in modo di non perderci nel marasma delle varie tipologie comunicative che abbiamo a disposizione. Anche perché, in virtù del fatto che lo sviluppo tecnologico ha ampliato le possibilità comunicative, potrebbe crearsi nell'utente finale una cerca confusione sulle varie tipologie comunicative esistenti. Diciamo allora che esistono diversi tipi di classificazione degli atti comunicativi, che possono comunque essere riassunti in due grossi blocchi: quello relativo ai rapporti emittente-destinatario e quello concernente la spazialità e la temporalità della comunicazione.
Vediamoli entrambi.
Per quanto riguarda le interazioni tra emittente e destinatario esistono sostanzialmente tre tipologie di comunicazione:
Uno-a-molti è un tipo di comunicazione prevalentemente unidirezionale, dove un solo emittente si rivolge ad una pluralità di destinatari. Esempi possono essere rappresentati da un comizio elettorale, da un giornalista che scrive un articolo su di un giornale, da un programma televisivo, da un seminario, ma anche da una lezione in classe o da un sito Web, e così via. Molto spesso, più che di comunicazione nel senso stretto del termine, si tratta di semplice passaggio di informazioni da una persona a tante altre, a meno che non vi sia un feedback da parte del destinatario. In quest'ultimo caso diventerebbe una comunicazione bi-direzionale.
Uno-a-uno è invece il classico esempio di comunicazione bi-direzionale che vede due persone comunicare tra di loro assumendo entrambi le vesti di emittente e destinatario della comunicazione, in un continuo scambio di messaggi e feedback. Gli esempi di questo tipo di comunicazione sono tantissimi, come svariate sono le occasioni nella vita di tutti i giorni di interagire in questa maniera: in sostanza ogni volta che ci si trova a dialogare con un'altra persona e discernere del più o del meno, a prescindere dal canale comunicativo e dalla spazialità o temporalità in cui l'atto comunicativo si inserisce.
Molti-a-molti è una tipologia di comunicazione che, se mal gestita, porta al caos comunicativo. Si tratta in pratica di un tipo di comunicazione che vede molti emittenti comunicare con altrettanti diversi destinatari attraverso la mediazione di uno strumento informatico. Un esempio può essere rappresentato da un forum online oppure da una chatroom dove tutti dialogano con tutti. E' in ogni modo un tipo di comunicazione che, sebbene in partenza sembri caotico, alla fin fine si riduce sempre ad essere un tipo di comunicazione che ingloba in sé tante comunicazioni del tipo uno-a-uno.
Esaminiamo ora analiticamente le seguenti tipologie comunicative 5 : comunicazione in presenza, comunicazione a distanza, comunicazione mediata dal computer, per individuarne i tratti caratterizzanti e capire come i segni e le funzioni, di cui abbiamo parlato nel paragrafo precedente, agiscono in campo comunicativo.
Comunicazione in presenza.
E' caratterizzata da una condivisione spazio-temporale tra gli attori della comunicazione ed è di tipo sincrono in quanto la comunicazione avviene nello stesso istante. In altri termini, per fruire della comunicazione in presenza, è necessario che tutti gli interlocutori siano in un determinato posto in un determinato momento; essa si annulla nell'istante in cui si produce, è unica, immediata e irripetibile. Dobbiamo dire inoltre che anche la comunicazione in presenza, come quella mediata che vedremo tra poco, richiede un certa “tecnica”. Si tratta di conoscenze incorporate nella cultura, in qualche modo insite nel processo stesso di apprendimento del linguaggio naturale. Infatti, apprendiamo sin dai primi anni di vita le modalità del conversare, ossia, prendere la parola a turno, parlare ad una certa distanza, con un certo volume di voce, etc.
Le modalità dell'interazione nella comunicazione in presenza, possono assumere forme oscillanti che vanno da una relazione del tipo uno-a-molti ad una del tipo uno-a-uno, propria delle forme dialogiche. Il tipo di comunicazione invece molti-a-molti, ovvero ognuno con tutti gli altri, è poco praticabile in questo contesto, in quanto il vincolo della presenza impone che si comunichi uno per volta, altrimenti diventa una torre di Babele di parole e l'efficacia comunicativa ne esce fortemente penalizzata.
Dal punto di vista semiologico, la comunicazione in presenza, essendo sostanzialmente di tipo orale, è strettamente correlata ai codici comunicativi tipici del linguaggio verbale, espressi nel paragrafo precedente. In quanto comunicazione orale, ci troviamo di fronte a quelle che sono generalmente le sue caratteristiche comuni quali la ridondanza, l'enfasi, il carattere partecipativo, l'effetto sui presenti. Per cui, dal momento che la comunicazione orale è densa di possibili fraintendimenti o comunque sottoposta a impossibilità di ri-analizzare, tornare indietro, fissare il senso dei concetti, gli elementi vengono allora rinforzati con la ripetizione o con l'enfasi. Uno degli aspetti salienti di questo tipo di comunicazione è il ruolo esercitato dai codici paralinguistici, quali altezza, enfasi, tono della voce, dai codici mimico-gestuali che s'identificano nella postura, movimento, espressione del volto, e dai codici prossemici attuati attraverso l'avvicinamento o allontanamento fisico di chi sta parlando nei confronti di chi ascolta. Questi elementi svolgono importanti ruoli di tipo regolativo, quando si vuole attenuare o rafforzare un concetto, operando rapidi aggiustamenti sulla base del feedback ricevuto nel processo della comunicazione: uno sguardo degli occhi, un sorriso, un movimento delle mani può far assumere un senso anche opposto al discorso formulato attraverso le parole.
Comunicazione a distanza.
Nel suo modello classico, è un tipo di comunicazione dove non vi è alcuna condivisione spazio-temporale; è inoltre asincrono in quanto sicuramente l'invio del messaggio non avviene nello stesso istante della ricezione. Nella comunicazione a distanza gli interlocutori comunicano in tempi diversi in luoghi differenti; pensiamo alla dinamica della comunicazione scritta di una lettera per esempio, oppure all'ipotesi di una registrazione di un messaggio video o audio che viene poi recapitato al destinatario, pensiamo ancora alla visione di una trasmissione televisiva precedentemente registrata, oppure all'invio di un SMS ad un utente che in quel momento ha il telefonino spento. La comunicazione a distanza può essere però anche un tipo di comunicazione che, sebbene rispetti la consegna della non spazialità (diversamente non si potrebbe chiamare comunicazione a distanza), potrebbe avere una condivisione temporale, quale può essere per esempio l'azione di fare una telefonata che vada a buon fine.
Dal punto di vista della tipologia di interazione si riproducono, anche se amplificate dalla tecnologia, le modalità uno-a-uno e uno-a-molti.
Sul piano semiologico può sfruttare tutti i sistemi e codici tecnologici della comunicazione mediata. La caratteristica principale, infine, della comunicazione a distanza, è la sua organizzazione razionale, esaustiva, priva di ridondanze, conseguita attraverso una preventiva accurata progettazione. Questo perché, non essendoci la possibilità di operare in maniera sincrona in quanto la comunicazione avviene in tempi e spazi diversi, gli interlocutori hanno tutto il tempo materiale per elaborare il contenuto della comunicazione.
Comunicazione mediata dal computer.
Questo è un tipo di comunicazione che adopera sostanzialmente lo strumento computer. Avremo modo di approfondire quest'argomento, quando parleremo della comunicazione multimediale nel terzo capitolo. Diciamo solamente in questo contesto che è un tipo di comunicazione a distanza perchè non vi è condivisione spaziale, in quanto i computer degli interlocutori sono distanti tra loro e in ogni modo si tratta di comunicazione nel quale il computer fa da mediatore e da interfaccia. Può essere inoltre un tipo di comunicazione sincrona quando si utilizza per esempio una chat o un servizio di teleconferenza, ma può essere anche asincrona quando si invia una e-mail o si posta su un forum. Dal punto di vista infine della tipologia di interazione, questo tipo di comunicazione è l'unico che, in maniera completa ed efficace, sia in grado di garantire la comunicazione uno-a-uno, uno-a-molti, molti-a-molti.
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NOTE BIBLIOGRAFICHE
Frignani P., Rizzati P., Didattica della comunicazione , Tecom Project, Ferrara,2003.
Watzlawick P., Beavin J., Jackson D.D., Pragmatica della comunicazione umana , cit., p. 42, Astrolabio, Roma, 1971.
Villamira M.A., Comunicazione e interazione , cit., p. 216, Franco Angeli, Milano, 1995.
Gensini S., a cura di, Manuale della comunicazione , Carocci, Roma, 2002.
Calvani A., Rotta M., Fare formazione in Internet , Erickson, Trento,2002.
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Articolo di Nicola Amato
direzione@ilcomunicare.it
amatonicola63@yahoo.it
http://it.geocities.com/amatonicola63
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